giovedì

Carpe diem; cogli l'attimo. Capitolo due.


Capitolo due.

Mio padre provò più volte a farmi cambiare idea, cercando di demoralizzarmi e abbattermi, ma i suoi tentativi servirono solo a far crescere in me quel desiderio di fuga e di rivincita sulla vita.
Credevano che non valevo niente? Beh, si sarebbero rimangiati ogni parola.
Così, in meno di due settimane, riuscii a trasferirmi nella mia nuova casa –che sarebbe rimasta vuota fino a settembre– e a scappare dalla realtà ormai troppo stretta del mio paesino.
Nonostante io potessi benissimo accontentarmi di una qualsiasi topaia a poco prezzo, mio padre, grazie alle sue innumerevoli conoscenze collezionate durante anni e anni di carriera, riuscì a trovarmi un bell’appartamentino a poco prezzo.
Unico problema: avrei dovuto dividerlo con altre due ragazze.
Lati positivi: una delle due viaggiava spesso per lavoro e in casa vi erano due camere da letto separate.
Finalmente ero riuscita a trovare un mio piccolo posto nel mondo e da lì, mattone dopo mattone avrebbe avuto inizio la mia nuova vita.
“Si Giulia, conquisterai il mondo!” esclamai euforica una volta chiusa la porta di casa.
Quelle parole rimbombarono nella stanza, ritornandomi indietro con un sonoro e duraturo eco.
Si, il mondo mi proclamava vincitrice, ma quest’aria felice passò presto, dopo appena pochi giorni.
Il fatto è che, per quanto io riesca benissimo a fare a meno della presenza di gente nei dintorni, soffro parecchio la noia.
Così, scocciata di vegetare pigramente sul divano, col naso in mezzo al libro di turno –uno di Fabio Volo, guarda caso– decisi di alzarmi ed uscire.
Nonostante non fosse una così grande metropoli, Catania era all’incirca quattrocento –si, quattrocento– volte il mio paesino di mare, Leni, un piccolissimo comune dell’isola di Salina, nelle Eolie. Così, per non rischiare di perdermi, passeggiai lungo il viale principale, in cerca di qualche supermarket dove fare la spesa.
Stavo frugando nel reparto libri, più per curiosità che per altro, quando mi accorsi di lui.

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