giovedì

Carpe diem; cogli l'attimo. Capitolo sei.



Capitolo sei.
E se un giorno, svegliandoti di soprassalto nel cuore della notte, ti accorgessi che alla tua vita manca qualcosa, qualcosa di indispensabile e che quando manca ti fa sentire incompleto (?)
E se quel qualcosa fosse l’amore, come reagiresti (?)
Probabilmente bene, a chi non piace l’idea di essere innamorati?
Il fatto è che io sono una di quelle ragazze che al suono della parola amore hanno la nausea.
“Dannato sushi!” esclamai, dando alla mia cena la colpa della mia insonnia.
Ma se quello strano senso di fastidio allo stomaco non fosse dovuto al cibo, ma alle cosiddette farfalle, come la prenderesti (?)
Andai a tentoni in bagno a sciacquarmi il viso. Lo specchio sopra al lavello rifletteva la mia faccia ancora bagnata, gli occhi neri per via del trucco sbavato che avevo il vizio di non togliere mai prima di andare a dormire.
Mi chiedevo se avrei mai incontrato quello che le normali ragazze bramavano come “vero amore”, o meglio, se l’avrei mai desiderato.
Ma il mio pensiero, senza che potessi evitarlo, volava su Andrea.
Si, Andrea, quel ragazzo con gli occhi neri, troppo neri, tanto neri che sembrava di potervi leggere dentro.
Si, Andrea, il ragazzo con cui avevo passato la miglior serata della mia vita dopo secoli e che con una sola domanda si era rabbuiato in maniera incredibile.
Cosa c’era di così misterioso nel suo passato da non volerne parlare?
E lo rivedo mentre ride spensierato davanti a me, così naturale che quasi quasi la parte del misterioso non gliela potrei vedere mai addosso.
Andrea è così, spontaneo e così trasparente che gli si può leggere dentro ciò che pensa.
Fatto sta che la mia voglia di stare con lui cresceva in maniera direttamente proporzionale al tempo che passavamo insieme; in parole povere, più stavo con lui e più in me si veniva a creare una specie di dipendenza.
“Che hai, Giulia?” mi domandò mentre mangiavamo un gelato, dimostrando ancora una volta la sua grande capacità di capirmi alla perfezione.
“Sono un po’ preoccupata, Andrè. Mio padre ieri mi ha chiamata, dicendomi che per il mese prossimo devo trovare un lavoro per contribuire al pagamento dell’affitto. Sono fottuta”
“Tutto qua?” dice, inondandomi di serenità con il suo sorriso. “Conosco un casino di gente con un’attività da queste parti, trovarti un lavoretto non sarà un problema, ma magari è meglio aspettare il mese prossimo e far finire la stagione. Agosto è un periodo di fuoco, e poi sei qua da appena un mese, prenditi una vacanza”
“Vacanza, suona bene però.”
“Settimana prossima ti porto a mare, sei bianca come una mozzarella” scherzò, facendomi l’occhiolino.

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