giovedì

Carpe diem; cogli l'attimo. Capitolo tre.




Capitolo tre.

Era un bel ragazzo dall’aria ribelle, capello scuro in disordine e lasciato incolto, occhi nascosti da un Ray-Ban nero squadrato, probabilmente tarocco, con i muscoli delle braccia che, per quanto non fossero alleatissimi, urlavano “Guardatemi” uscendo dalle maniche scollate della sua T-shirt bianca.
Sfogliava accigliato una rivista di fotografia –probabilmente non molto soddisfatto dalle foto che vedeva– standosene appoggiato al muro di fronte a me.
Rimasi li a guardarlo nascosta dietro ad un libro –ovviamente acciuffato a caso dallo scafale– mentre lui continuava a sfogliare la sua rivista.
Era bello, senza dubbio, ma non ero il tipo di ragazza che si imbambolava davanti ad un bel ragazzo, certo che no.
C’era qualcosa in lui, però, che mi incuriosiva, spingendomi a fissarlo in maniera inopportuna.
Fu proprio mentre non gli toglievo gli occhi di dosso che, in maniera quasi cinematografica, i nostri sguardi si allacciarono.
Dapprima mi guardò con l’aria soddisfatta di chi ha appena beccato una ragazza a fissarlo, poi però la sua espressione passò dallo stranito all’euforico.
Mi corse incontro, sfilandosi gli occhiali da sole in maniera alquanto attraente.
-Eccoci, ora ci proverà spudoratamente con me perdendo tutto il suo fascino- pensai fra me e me mentre si avvicinava.
“Scusami, per caso sei Giulia?” domandò, quasi meravigliato.
-Si, si, si!- pensai euforica.
Frema un attimo Giulia, come cavolo ti conosce questo tizio?
“Si, sono io ma…” feci per dire.
“Giulia! Sono io, Andrea!” esclamò, con un sorrisone che metteva in mostra la sua dentatura perfetta.
Lo guardai un po’ perplessa, non ricordando nessun Andrea, prima che…
“No, Ricci! Andavamo assieme alle medie tipo, non ti avrei mai riconosciuto!” esclamai, agitando euforica il libro che avevo in mano.
Lui lo guardò, stranito dalla copertina, poi imbarazzato, tornò a guardarmi in faccia, cercando di non ridere.
“Non sapevo ti interessassi a questo genere di libri, Giulia” scherzò lui, passandosi una mano fra i capelli.
Quasi paralizzata, guardai la copertina incriminata e vi lessi “100 modi per far godere un uomo; altro che Kamasutra”.
Il mio viso avvampò, diventando di un rosso acceso, urlando ai quattro venti il mio imbarazzo.
“No, no! È che mi ha incuriosita e mi chiedevo chi potesse mai comprare certi libri” mentii, cercando in tutti i modi di non sembrare palesemente agitata.
Mi guardò con aria diffidente, facendomi chiaramente capire che non se l’era bevuta; poi scoppiò a ridere.
“Dai, andiamo a berci qualcosa” propose, indicando l’uscita.
Mi portò in un bar poco lontano, uno di quelli che hanno il terrazzo fuori e i tavolini all’ombra, salutò amichevolmente il cameriere e ordinò, senza chiedermi nulla, due the freddi, che arrivarono subito.
Lo guardavo mentre sorseggiava distratto dalla cannuccia e mi sembrava quasi impossibile che quel bel ragazzo che avevo davanti potesse essere Andrea, il ragazzino grassoccio e foruncoloso che, al primo anno di scuola media, si era trasferito senza dire nulla a nessuno.
“E così, anche tu qua ora?” domandò, con un sorriso ammaliante.
“Mi sono trasferita da pochi giorni per fuggire da Leni.”
“Tutti prima o poi fuggono da Leni, è asfissiante quel paese.” aggiunse lui, forse ricordando la sua adolescenza non proprio felice lì.
Ci fu un breve silenzio, dove non potei fare a meno di notare i suoi occhi particolarmente neri diventare tristi perdendosi a fissare nel vuoto.
Poi rialzò lo sguardo, incrociando i miei e tornando subito a sorridere.
“Studi qua ora?” domandai.
“Diciamo che mi sono preso un anno di pausa post diploma. A settembre inizio un corso di fotografia.”
“No, non ci credo! Anch’io a settembre inizio un corso di fotografia! Da quando questa passione?”
“Diciamo da sempre” rispose lui, sorridendo “Certo che ci conosciamo proprio poco io e te.”
“Già, dovremmo iniziare a conoscerci meglio” proposi io, guardandolo in maniera ammiccante mentre bevevo il mio the.

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