giovedì

Carpe diem; cogli l'attimo. Capitolo quattordici.




Capitolo quattordici.


Abbandonai un po’ a malincuore quelle fresche lenzuola che odoravano ancora di quella notte, un po’ perché non sapevo cosa aspettarmi da Andrea, che preparava rumorosamente la colazione nella stanza accanto.
Non riuscivo a comprendere quali ragioni l’avessero spinto a rifiutare delle spiegazioni sul mio comportamento, nonostante lui avesse lasciato intendere che si riteneva soddisfatto dalle spiegazioni del mio corpo.
Cos’aveva significato quella notte per lui? Ma soprattutto, cos’aveva significato per me?
Così, mentre mi interrogavo sui perché della mia vita, seguii il suo consiglio e iniziai a frugare nel suo armadio.
Presi ad analizzare diverse magliette, indossandole e poi rimettendole al loro posto. Andrea, che non era certo un ragazzo di corporatura robusta, aveva un guardaroba costituito in gran parte da felpe e t-shirt che arrivavano a coprirmi a mala pena l’inguine e tornare da lui ancora mezza nuda mi metteva in soggezione.
Così, dopo un’approfondita ricerca, estrassi dall’armadio una T-shirt almeno due taglie più grande delle altre, probabilmente una di quelle che indossava quando era ancora in carne.
Ma proprio mentre feci per metterla, un piccolo ritaglio di carta, segretamente nascosto fra quella stoffa scura, cadde in terra.
Mi chinai per raccoglierlo e scoprii che in realtà era una fotografia, di quelle istantanee scattate dalle vecchie polaroid. Una donna da scuri occhi profondi teneva in braccio un paffuto neonato con i suoi stessi occhi, mentre un uomo slanciato teneva un braccio attorno alle spalle della consorte.
Il piccolo Andrea sembrava guardarmi con i suoi grandi occhioni vispi, beato fra le braccia della madre.
Per un attimo ebbi l’impressione di sentire il rumore di passi, quindi mi affrettai a riporre accuratamente sul fondo del cassetto la foto e a recarmi in cucina.
Lui mi aspettava seduto davanti al tavolo, con il capo piegato all’indietro mentre beveva tutto d’un fiato un bicchiere di latte freddo. Quando lo mise giù, ormai vuoto, e tornò col capo dritto, si accorse di me e fissò per un attimo la maglietta incriminata che avevo addosso.
“Oh, è c-che le altre mi stavano tutte troppo c-corte!” balbettai nervosamente, cercando di giustificarmi.
Sorrise, ma in maniera forzata.
“No, è solo che non vedevo quella maglietta da anni ormai, doveva esser finita in fondo all’armadio” disse lui.
L’aria stava iniziando a diventare tesa, di quelle che definiresti tagliabili col coltello.
Mi sedetti accanto a lui un po’ in imbarazzo, mantenendo lo sguardo basso e cominciando a pentirmi della situazione in cui mi ero andata a cacciare.
“Latte?” domandò lui, alzando il cartone che stava sul tavolo.
Annuii roboticamente, mentre lui versava il contenuto bianco in un altro bicchiere.
“G-grazie” mi limitai a balbettare, prima di bere a grandi sorsate il liquido freddo.
“Comunque” aggiunse lui, quasi per spezzare quella tensione palpabile “là in fondo intravedo le tue mutandine.”
“Oh!” esclamai un po’ sorpresa, girandomi di colpo a guardare l’indumento incriminato.
Corsi a prenderle, stando attenta che la maglietta non lasciasse intravedere le mie nudità, e le infilai velocemente nascondendomi dietro alla porta.
“Non capisco perché questo tuo estremo pudore proprio ora, dato che ti ho già vista nuda” obiettò lui, notando il mio imbarazzo.
“Oh beh, non è scritto da nessuna parte che se mi hai vista nuda una volta debba farlo altre volte” risposi io, sembrando forse un po’ acida.
“Quindi mi stai dicendo che stanotte potrebbe restare un caso isolato?” azzardò lui, mettendomi alla prova.
“Potrebbe” risposi io, cercando di mantenere la voce dura e ferma.
Lui sembrò rattristirsi di fronte a quella mia fredda reazione ed iniziò a rigirarsi i pollici, quasi per evitare il contatto visivo.
“Potrebbe..” ripetei. “Ma forse non è quello che voglio” aggiunsi stavolta.
Vidi le sue labbra curvarsi leggermente all’insù prima di rialzare lo sguardo, più sereno che mai.
Avvicinò una mano al mio viso, accarezzandone dolcemente i lineamenti, poi con dolcezza lo avvicinò al suo e mi baciò sulle labbra, quasi come se stesse timbrando un accordo appena stipulato silenziosamente fra noi due.
“Ti accompagno a casa adesso, cerca di ritrovare le tue cose” mi disse dolcemente, alzandosi e avviandosi verso la camera da letto.

12 commenti:

  1. bel capitolo come sempre aspetto il prossimo <3

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  2. è bellissimo!! come al solito non potevo aspettarmi di meglio!! <3 <3

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  3. MERAVIGLIOSO *__________*

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  4. li amo je! *-*
    sn stupendiii!!!
    anzi tu 6 stupenda <3

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  5. basta,ok,ora è ufficialissimissimo amo anche 'sto capolavoro di storia.

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  6. Ragazze siete adorabili, davvero *occhiacuoricino*

    Grazie <3

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