martedì

Carpe diem; cogli l'attimo. Capitolo quindici.




Capitolo quindici.

Domenica, Lunedì, Martedì.
Tic, tac, tic, tac, tic, tac.
Mercoledì, Giovedì, Venerdì.
Tic, tac, tic, tac, tic, tac.
Sabato.
Una settimana, troppa senza di lui, poca per capire cosa provavo veramente.
Andrea sparì così per un’intera settimana, lasciandomi crogiolare nei miei stessi timori e dubbi.
Il mio cellulare stava lì, passava giornate intere poggiato sulla scrivania della mia camera, mentre io iniziavo gravemente a soffrire di “vibrazione immaginaria”, gravissima patologia che ti porta a sentir vibrare il telefono anche quando quello, indifferente a tutto, sta in silenzio.
E se per i primi tre giorni in me dilagava solamente un profondo senso di abbandono, e per i successivi tre una sensazione asfissiante di delusione, arrivati a sabato ogni particella del mio corpo affogava nel nero mare dell’incazzatura.
Andrea, oltre ogni mia previsione, si era rivelato essere come ogni altro uomo, consolidando in me la certezza che non mi sarei più potuta fidare di nessuno.
Il bastardo –così avevo iniziato a chiamarlo dal mercoledì- mi aveva portata a letto, mi aveva farcita di illusioni e parole stucchevoli e si era liquidato di me con estrema nonchalance.
Ma la cosa che più mi faceva sentire stupida, incazzata, delusa, era quel lato del mio carattere che Andrea era riuscito a portare alla luce; col passare degli anni mi ero convinta di essere diventata una donna matura, emancipata, forte ed indipendente, una di quelle che di certo non si fanno raggirare dal primo che passa, una di quelle che ha il pieno controllo della sua vita e, soprattutto dei suoi sentimenti. Era bastato la sua assenza, fin troppo presente, a spiaccicarmi in faccia la realtà.
E stavo lì quel sabato pomeriggio, a colpevolizzarmi sulla mia scarsa capacità di resistere ad ogni sensazione che quel ragazzo dagli occhi neri riusciva a provocare in me, mentre ascoltavo, stesa sul divanetto della mia camera, una canzone alla radio che sembrava voler rendere ancor più insopportabile quella situazione.
-Sai che ti ho dato il mondo, mi avevi nel palmo della tua mano, quindi perchéil tuo amore è finito? Non riesco a capire. Pensavo ci fossimo solo io e te,tesoro; io e te fino alla fine, ma immagino che sbagliavo. – cantava Justin Timberlake con la sua voce sensuale.
Acciuffai il telecomando che stava sulla scrivania e, dopo aver prontamente tolto la tv da quell’odioso canale musicale, lo scaraventai in terra, sperando nell’efficienza di quei particolari gusci che attutiscono le cadute.
Ma proprio mentre stavo per tornare ad affogare nel mio divano consolatorio, avvenne quello che aspettavo da sette esatti giorni.
-Drrrr, drrrr- vibrò trionfante il mio cellulare abbandonato sulla scrivania.
Quasi inciampai sui i miei stessi piedi per fare dietrofront e catapultarmi a prenderlo, godendo di quella malsana gioia che molti chiamano “ritorno”.
Con le mani tremanti, cercai di mettere a fuoco la scritta che, a caratteri cubitali, lampeggiava sullo schermo: Chiamata da Andrea.
Come può un gesto naturale come pigiare sul tasto verde diventare tanto complicato se condizionato dalla lotta continua fra cuore e cervello?
Nella mia mente sentivo sbraitare un’animata discussione fra i due eterni nemici, che decidevano al posto mio sul da farsi.
-Non rispondere Giulia, è sparito per una settimana e si fa vivo solo nel weekend, non fa sul serio.- diceva il cervello, sicuro di sé.
-Ma se non rispondi ora non saprai mai perché l’ha fatto.- rispondeva il cuore.
-Te lo dico io perché l’ha fatto, ha placato i bisogni del suo pisello quella sera, non aveva più bisogno di te.-
-Andrea non è così, lo sai anche tu Giulia. Rispondi.
-Non farlo Giulia, metterai la tua dignità sotto ai piedi-
“Oh, basta!” urlai io, afferrandomi la testa fra le mani e scuotendola, provando a metter fine alle discussioni fra quei due organi troppo impegnati a litigare fra di loro per arrivare ad una soluzione razionale.
Cercai di disegnare una tabella di marcia immaginaria per aria.
       -Punto numero uno: analizzare il problema.
Andrea, dopo avermi portata a letto, era sparito per un’intera settimana, senza mai chiamare o altro fino a quel momento.
       -Punto numero due: dare una possibile motivazione al problema.
Probabilmente non aveva potuto contattarmi per altri motivi, o semplicemente non aveva voglia di sentirmi.
       -Punto numero tre: verificare l’attendibilità del punto due.
Risolvibile solo rispondendo alla chiamata.
Così, senza pensarci ulteriormente su, cliccai quel dannato tasto verde e, dopo essermi schiarita la voce, risposi fingendo nonchalance.
“Pront..” feci per dire, interrotta dallo straziante –tututu- dall’altra parte del telefono, che mi fece render conto, ormai impotente, di aver risposto troppo tardi.
“Graaaaaawwwrr!” urlai, soffocando il viso su di un cuscino del divano. “Stupida Giulia, sei una stupida!” mi ripetei, interrotta però da un’altra vibrazione del mio telefono, questa volta dovuta ad un sms.
-Ciao Giulia, ho provato a chiamarti, ma probabilmente non hai il telefono a portata di mano. Che ne dici di uscire stasera? Sento il bisogno di stare con te, scusami, è troppo forte. Passo alle 8 da casa tua, fatti trovare pronta. Un bacio, pupa. –
Stupido presuntuoso adorabile ragazzaccio.

7 commenti:

  1. non vero l'ora di leggere il prossimo!! fai presto!! <3

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  2. qst capitolo è bellissimo,sn l'unica ke, come giulia, sente le vocine in testa?
    kmq sn un pò in confusione riguardo ad Andrea o.O! nn vedo l'ora di leggere il prossimo capitolo *-*
    fai presto *-* <3

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  3. Presto sarà Giulia a mandarvi in confusione, non Andrea. Vedrete ;)
    Grazie comunque :3

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  4. U forte :) mi ispira sempre di più la storia :D continua così ;)

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  5. "stupido presuntuoso adorabile ragazzaccio" XD bellissima frase, come tutta la storia daltronde! Ansiosa di leggere il seguito!! *.*

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