mercoledì

Carpe diem; cogli l'attimo. Capitolo sedici.





Capitolo sedici.

Giulia.
Quella sera non mi presi nemmeno la briga di mettermi in tiro, quasi in segno di protesta verso il torto subito, lasciandomi addosso i pantaloncini bianchi e la canotta blu che avevo addosso.
Puntualmente, Andrea arrivo all’orario stabilito, ed io, altrettanto puntualmente, pensai bene di farlo aspettare 10 minuti alla porta, solo per il gusto di vendicarmi in qualche modo.
“Ce ne hai messo di tempo, eh?” domandò lui, ma col sorriso sulle labbra, una volta che fui salita in auto.
Non risposi, guardando dritto davanti a me e incrociando le braccia.
Lui si sporse verso di me per salutarmi, mirando alle mie labbra serrate che, prontamente, schivarono il suo bacio.
“Si può sapere che hai, Giulia?” sbottò lui dopo quel mio ultimo gesto.
“Oh niente, assolutamente niente.” risposi inacidita senza neanche guardarlo in faccia.
“E allora che c’è che non va?”
“C’è che sei sparito, Andrea!” esclamai, furiosa “Non ti fai sentire da una settimana, non hai mandato un solo sms, un piccione viaggiatore o un segnale di fumo, niente!”
“Lo sapevo, non hai capito le mie intenzioni allora.”
“No, Andrea. Non ho ancora ricevuto il dono di leggere nella testa di voi uomini.” risposi, ancora una volta acida. “E sinceramente mi chiedo anche perché mi hai richiesto di uscire stasera, perché va contro la logica maschile secondo la quale voi uomini, dopo esservi portati a letto una donna, la liquidate.” aggiunsi, mangiandomi quasi le parole.
“Allora è questo che pensi? Pensi che io volevo solo portarti a letto? Come puoi pensare una cosa del genere di me?” disse lui, palesemente offeso.
“Ho sbagliato ad accettare il tuo invito” conclusi frettolosa, facendo per aprire la portiera e scendere dall’auto.
Ma Andrea, più veloce di me, blocco lo sportello dell’auto mettendo la sicura.
“Eh no, carina. Tu non te ne vai finché non abbiamo chiarito!” urlò, esasperato.
“Non ho niente da dirti io.” Risposi offesa, girandomi a guardare fuori dal finestrino mentre lui metteva in moto e partiva.
Sbuffò, probabilmente scazzato dalla mia reazione, e tornò a concentrarsi sulla guida.
Capii dove mi stava portando solo dopo qualche minuto di viaggio.
“No Andrea, io a casa tua non ci voglio andare!” esclamai, furiosa.
“Mi scusi sua maestà, le miei intenzioni erano quelle di portarla fuori a cena, ma onestamente, visto il suo caratterino alquanto acceso, non ho voglia di fare scenate in qualche locale.”
“Andrea, forse non hai capito che stasera non verrò a letto con te, se è questo che ti interessa fin da quando mi hai contattata.”
“Allora tu non hai proprio capito, Giulia.” rispose lui furioso, sbattendo i pugni sul volante.
“Capito cosa?” domandai io con voce altrettanto aggressiva.
“Che io ti amo, stupida!”


Andrea.
“Allora tu non hai proprio capito, Giulia” la accuso io, urlando furioso e sbattendo con forza i pugni sul volante.
Come fa a non aver capito che sono totalmente pazzo di lei, dannazione?
Come fa ad esser così cieca di fronte ai miei sentimenti, forse un po’ prematuri?
Come fa a non leggere nei miei occhi che dietro ad ogni mia azione c’è sempre il suo pensiero?
E la guardo con gli occhi in fiamme, accecati dall’ira che provo, non verso di lei, ma verso me stesso, che in questo momento la sto facendo tremare come una foglia in autunno. Mi vedo attraverso i suoi occhi da cerbiatta e mi sento un mostro, uno di quelli cattivi che fanno paura anche se non vorrebbero.
Sono il mostro verde dell’invidia, quella che provo nei suoi confronti; invidio il suo modo di riuscire a farmi impazzire, invidio la sua capacità di dire sempre ciò che vuole senza farsi troppi scrupoli ed invidio il suo coraggio.
Sono il mostro dagli occhi neri come la pece che riflettono sempre ciò che sento, ma mai quando dovrebbero.
E lei mi guarda ancora, con lo sguardo smarrito e l’aria da chi ha appena scoperto un tradimento.
Non sa che se sono sparito per un’intera settimana l’ho fatto solo per lei, perché speravo che, lasciandola da sola a riflettere, anche lei avrebbe capito cosa realmente prova per me. Non sa che più di ogni altra cosa questa sera avrei sperato di scoprire nei suoi occhi quel certo luccichio da innamorata, non appena mi avesse visto arrivare.
“Capito cosa?” mi sbraita addosso, acida e furiosa, con lo sguardo accusatorio.
“Che ti amo, stupida!” urlo, senza pensarci.
Cade il silenzio, uno di quelli che sembrano congelare l’aria che ti circonda, anche se fuori il termometro segna almeno 30 gradi.
Ed io realizzo di essere un’idiota, perché è da settimane che cerco il modo giusto per dirglielo, ma che alla fine mi accorgo di avere usato il peggiore, preso dall’ira.
Lei mi guarda, con quegli occhi vispi e smarriti, totalmente paralizzata dalla mia risposta. Mi guarda con aria accusatoria, come quella di una maestrina che dice –no, non si fa così!- pignola ed acida con un suo alunno impacciato. E sono quegli occhi a farmi cedere, a costringermi a voltare lo sguardo, umiliato da me stesso, e a tornare a guardare la strada, mentre il mio piede preme sull’acceleratore un po’ più del solito per arrivare prima a casa, dove forse mi toccherà accettare le conseguenze del mio gesto.

14 commenti:

  1. Grazie Vale :3
    Questa è la seconda versione che ho scritto, ne avevo scritta un'altra ma rispecchiava poco il tipo di rapporto che c'è fra Andrea e Giulia.
    è lei che comanda, è lei che porta i pantaloni fra i due.

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    1. ahahahah! Giusto! Un pò di potere a noi ragazze!!Comunque.. Bravissima davvero! scrivi che è una favola! <3 <3

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  2. bellissimo je!!!!! <3
    nn vedo l'ora di leggere il prossimo! *-*

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  3. bellissimo.. stupendo.. lo amo.. questo racconto voglio il prossimo.. <3.. spero.. presto.. *-*

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  4. Cooming soon, babe ;)

    Thank you a lot :*

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  5. *_* voglio la continua

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  6. Cazzo stupendo, meraviglioso ** ! Il prossimo :))

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  7. questa storia mi ha stregata..... scrivi divinamente!!!

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    1. Oh ma grazie Anto, sono onorata dal fatto che pensi questo :3

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