sabato

Carpe diem; cogli l'attimo. Capitolo diciassette.




Capitolo diciassette.

Muta. Non una sola parola riuscì a varcare la soglia della mia bocca, non una domanda, non una risposta.
Quelle sue parole mi avevano letteralmente pietrificata, avevano congelato ogni singola particella del mio animo, rendendomi fredda come un pezzo di ghiaccio.
Parole scagliate addosso al mio petto come frecce pungenti, ma pesanti come macigni di pietra buttati giù da un dirupo.
Forse facevano questo effetto anche sul suo cuore, lo squarciavano come lame affilate, lo appesantivano di un sopraccarico insopportabile.
Un sentimento forte e prematuro lo tormentava, si custodiva nella sua mente come un segreto irrivelabile, celato dai suoi occhi scuri e trasparenti.
Scese dall’auto senza neanche guardarmi, dritto verso casa sua. Varcò la soglia e, senza voltarsi, lasciò la porta aperta, consapevole che l’avrei seguito. Lo trovai seduto sul divano, con una birra presa dal frigo in mano ed una mano sulla fronte, con la testa gettata all’indietro e i piedi sul tavolino del salone.
Senza fiatare, presi posto accanto a lui e, tenendo lo sguardo basso, iniziai a giocherellare con i pollici. Non osavo voltarmi a controllare cosa stesse facendo lui, anche se ogni tanto lo sentivo tirar su la bottiglia e berne avido il contenuto; ma era più forte di me, non riuscivo né a scappare da lui, né ad andargli incontro.
I miei sentimenti erano troppo confusi per capire se ciò che volevo davvero era sentire ancora quelle sue dolci parole o se preferivo fare finta che non le avesse mai pronunciate.
“Merda, non dovevo!” ruppe il silenzio lui, sbattendo sul tavolino la bottiglia di vetro ormai vuota.
Sobbalzai, un po’ presa alla sprovvista dal suo intervento.
“Giulia, non hai idea di come mi sono tormentato in questi giorni, di quante volte ho riflettuto su ciò che provo e su come dirtelo nella maniera giusta, ma niente; un nodo mi stringeva lo stomaco e la gola. E cosa faccio oggi? Rovino tutto dicendotelo nel modo più sbagliato che esiste” sbraitò, furioso contro se stesso.
Si voltò a guardarmi, cercando i miei occhi che continuavano a nascondersi e a fuggire dai suoi, poi prese il mento fra due dita e mi costrinse ad agganciarmi al suo sguardo.
“Non volevo, Giulia. Credimi” disse, notando nei miei occhi un velo di tristezza.
Fece scivolare la sua mano sulla mia guancia e la accarezzò dolcemente, mentre io vi strofinavo contro il viso. Gli misi istintivamente la mia sopra, stringendola un po’ per il dorso.
“Non devi scusarti di nulla, Andrea. È bello che provi tutto questo per me” risposi io per rassicurarlo, anche se ancora un po’ turbata da quella rivelazione.
Spostò la sua mano dietro la mia nuca e mi tirò verso di sé, fino a far incontrare le nostre labbra, che si unirono in bacio liberatorio.
Non riuscivo più a controllare il mio corpo, era come se avessi ceduto a lui ogni comando su di esso, come una bambola di pezza.
Sapevo cosa stavamo per fare, e sapevo anche che forse non era la cosa più giusta da fare in quel momento, ma non dissi nulla e lasciai che le sue mani lasciassero il loro segno sulla mia pelle e si impadronissero del mio corpo.
Mi afferrò con decisione per i fianchi, costringendomi a sedermi all’altezza del suo bacino. Sfilai dal suo busto la maglietta attillata che lo fasciava e presi a baciare il suo petto nudo, caldo e accogliente. E mentre le mie labbra sfioravano la superficie delicata della sua pelle, la mia mente si sganciava dal mio corpo.
Quest’ultimo, senza che io potessi impedirglielo, aveva iniziato ad agire di propria iniziativa, comandato solo da una sua memoria a breve termine che raccoglieva in sé solo tre informazioni principali: respirare, baciare e fare l’amore.
Ma una vocina nella mia testa si ribellava, sentiva che concedersi a lui in quello stato non era giusto, ma malsano ed illogico. Quella vocina urlava –basta!- alla mano di lui che si addentrava fra il suo intimo e facilitava l’incontro dei nostri due sessi. E quella stessa vocina altera mi diceva –Lo so anch’io che lo stai facendo solo perché ti senti in colpa per lui, che ti credi. So anch’io che lo stai assecondando solo per farlo sfogare.
Così, mentre il suo corpo si protraeva verso il mio e le mie dita affondavano nella sua schiena, una lacrima invisibile solcava il mio viso.

4 commenti:

  1. la storia si fa sempre più interessante *_*

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  2. Sconcertata! (in senso positivo ovvio!) sei un mito!

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  3. è tutto merito di Giulia, è lei che rende la storia così animata ;)

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