lunedì

Carpe diem; cogli l'attimo. Capitolo diciotto.




Capitolo diciotto.

La mia mano passava fra i suoi capelli e gli accarezzava dolcemente la testa, osservavo attenta come ogni singolo capello si insinuasse fra le insenature delle mie dita per poi sparire sotto al mio palmo, mentre lui, beato sul mio grembo, assaporava ancora quella sensazione piacevole di sesso, di cui lui era riuscito a godere, io no.
L’orologio appeso sulla parete di fronte a quello scomodo divano segnava appena le 9:35, orario abbastanza invitante alla fuga.
Dopotutto forse era questo che bastava a lui, una scopata e via. Ma poi ripensai a quelle due parole che mi aveva urlato contro nemmeno un’ora prima e, oltre a provocarmi una leggera nausea, capii che mi sbagliavo e che lasciarlo là in quello stato sarebbe stato peggio di un pugno allo stomaco per lui.
Avrei aspettato ancora un po’ prima di tornare a casa, cercando una scusa plausibile.
Ma proprio mentre io pensavo ad un modo per abbandonarlo, lui alzò lo sguardo e prese ad osservarmi con quei suoi occhi da cane bastonato.
Forse neanche lui, a differenza di quanto credevo io, era riuscito a godere a pieno di quell’atto irrazionale ed affettato, e forse ora, anziché assaporare la sensazione piacevole di cui parlavo prima, stava solo cercando di mandar giù l’amaro che gli era rimasto in bocca.
Si alzò un po’ con la schiena, quel tanto che bastava per permettergli di giungere all’altezza delle mie labbra e baciarle con amore.
“Mi sa che mi devi ancora delle spiegazioni, Ricci.” sussurrai io dolcemente, con le labbra che sfioravano ancora le sue.
Lui si staccò un po’ bruscamente, si passo una mano fra i capelli e mi guardò dritta negli occhi, ed io non potei fare a meno di notare che i suoi erano diventati di ghiaccio, ricordandomi quella volta in cui, in macchina, aveva avuto una reazione simile dopo che io gli avevo domandato del suo passato.
“Vuoi umiliarmi ancora?” disse lui, freddo.
“Assolutamente no” risposi io, un po’ spiazzata dalla sua domanda “Vorrei solo sapere perché sei sparito per una settimana, se mi è concesso”
Sorrise beffardo, portandosi una mano sulla fronte.
“La tua domanda ha una risposta più semplice di quanto pensi Giulia, non sono mica un ragazzo misterioso o roba del genere. Massì, te lo dirò, solo che prima vorrei mangiare qualcosa.” rispose, alzandosi “Sai com’è, m’è venuta fame” aggiunse, facendomi l’occhiolino.
Si allontanò da me, dritto verso il telefono che stava appoggiato sopra al mobile del televisore, alzò la cornetta e compose un numero a me ignoto.
“Ehi ciao Carlo, potresti portarmi una margherita e…?” lo sentii dire, alzando inevitabilmente il sopracciglio sinistro.
Mi guardò con fare interrogativo, chiedendomi implicitamente cosa volessi io, che con lo stomaco chiuso che mi ritrovavo in quel momento, mi limitai a scuotere la testa e a fare segno di niente con le mani.
“…e niente, una margherita e basta.” concluse, sospirando.
Agganciò, lanciò un’occhiata fugace ai piedi del divano e tornò a sedersi accanto a me, si chinò per afferrare i suoi boxer bianchi gettati a terra e li indosso nuovamente.
Quando si fu sistemato nuovamente accanto a me, mi guardò con aria serena, tracciò con lo sguardo i lineamenti del mio viso e del mio corpo totalmente nudo, per poi tornare sui miei occhi.
“Posso avvicinarmi o c’è il rischio che tu mi morda?” domandò ironico, per allentare la tensione.
Risi sotto ai baffi, deviando lo sguardo verso il basso.
Lui, prendendo probabilmente il mio gesto come una risposta affermativa, mi tirò su di sé e mi abbracciò, avvolgendomi con le braccia e stringendomi forte. La mia schiena nuda entrò in contatto col suo petto caldo, inondandomi di una piacevole sensazione di protezione che per un attimo mi fece scordare ogni problema.
Restammo in quella posizione, in silenzio, il tempo scorreva pignolo attorno a noi, mentre i nostri corpi viaggiavano verso un’altra dimensione in cui esistevamo solo io, lui e quel divano.
Chiusi gli occhi e mi lasciai trasportare dai suoi baci, che si stampavano delicati sulla pelle del mio collo, e dal rumore basso del suo respiro regolare; mi ero quasi assopita quando qualcuno suonò il campanello, facendomi sobbalzare.
“Dev’essere Carlo, mettiti questa sopra” disse lui, porgendomi la sua maglietta, abbandonata poco prima sullo schienale del divano.
Andò alla porta a passo svelto e, dopo aver controllato che io avessi coperto le mie nudità, la aprì, quel giusto che bastava per permettere al fattorino di consegnargli la pizza.
Si scambiarono qualche parola sotto voce, che io non compresi vista la distanza, e notai lo sguardo del ragazzo, un po’ più basso di Andrea e con dei buffi capelli rossi, cadere su di me, che me ne stavo accucciata sul divano con solo una maglietta addosso.
Lo sguardo vispo di costui ritornò, compiaciuto, su Andrea che, ringraziandolo amichevolmente, si sbrigò a chiudergli la porta in faccia.
Tornò a sedersi accanto a me, ridendo.
“Che vi siete detti tu e il fattorino?” domandai, guardandolo con sospetto.
Rise ancora, guardandomi divertito.
“Quello è Carlo, il mio migliore amico, e mi ha fatto i complimenti per la bella ragazza che ho portato a casa. Ah, ha aggiunto un –finalmente- alla fine e mi ha detto di non macchiare il divano.”
“Non vedo cosa possa fregargliene a lui se macchi o meno il divano di casa tua, che antipatico.” risposi io acida, incrociando le braccia un po’ indispettita dall’insolenza di quel pel di carota dei mie stivali.
Vidi Andrea ritornare ad essere un po’ freddo, come se avessi detto qualcosa di sbagliano, di nuovo.
Aprì lo scatolo, lo appoggiò sul tavolinetto di fronte a noi e, prendendo un trancio di pizza, me lo porse.
“Mangia, è meglio che ti sfoghi su qualcosa mentre ti spiego tutto” disse, tenendo lo sguardo basso.
Io, che improvvisamente avevo riacquistato l’appetito, accettai, anche se un po’ preoccupata dalla sua affermazione, e ne addentai subito un pezzetto.
Lui, dopo aver fatto lo stesso -con la semplice differenza che io con un morso ne avevo mandato giù un pezzettino, invece lui con un sol boccone aveva ingurgitato quasi un’intera fetta- e aver preso fiato, mi prese per mano, quella libera, e iniziò a parlare.
“Giulia, Carlo non è solo il mio miglior amico, e non sto per dirti che è come un fratello per me o roba simile. Carlo è il mio coinquilino, nonché il mio padrone di casa.”
Lo guardai stranita, mentre lui tenendo lo sguardo basso, addentava un altro pezzo di pizza.
“Ma l’altra notte non c’era, o almeno spero” dissi, spalancando gli occhi inorridita dall’idea che io avessi dato sfogo al mio piacere con un altro uomo in ascolto.
“Giusto, non c’era perché il Sabato sera lavora tutta la notte fino a Domenica mattina fuori casa. Dalle 19:30 all’1:30 in pizzeria qui sotto, dalle 3 alle 9 in panificio”
“Uhmm” mugugnai io, ancora poco convinta “E cosa intendi per padrone di casa?”
“Paga lui l’affitto perché è lui che lavora, almeno per ora, ed io gliene sarò per sempre grato. E non pensare che se lo fa è perché è cretino, ma perché è davvero come un fratello per me.”
“E non vuole nulla in cambio?” domandai, sbalordita dalla generosità di questo Carlo.
“Lo aiuto a gestire tutti i lavoretti che ha, alias  fattorino alla pizzeria il sabato tutte le sere tranne la domenica, panettiere solo la domenica, dog-sitter martedì e venerdì e…” elencò lui, contandoli sulla punta delle dita, grattandosi poi la testa quando non si ricordò quale altro impiego avesse l’amico tutto fare. “Ah, e va a fare spesa grossa all’affittuaria ogni lunedì e giovedì mattina!”
Lo guardai sconvolta dall’innumerevole quantità di lavoretti del suo amico.
“Lo so” disse lui, buttando giù il terzo pezzo di pizza “sembra impossibile, ma Carlo ha una forza interiore assurda. Ma ovviamente anche lui ogni tanto cede, e qui intervengo io. Settimana scorsa sono sparito perché ho deciso di fare tutto questo al posto suo, come faccio di tanto in tanto, e un po’ anche perché volevo lasciarti dello spazio per pensare”
SI alzò, prese lo scatolo ormai vuoto e lo gettò nel cesto dell’immondizia, per poi tornare a sedersi accanto a me.
Mi accovacciai fra le sue braccia, con il capo sul suo grembo.
“Ed io che avevo paura che l’avessi fatto perché non ti servivo più, che idiota” dissi, quasi vergognandomi solo per aver pensato ad una cosa simile.
“Sciocchina, sai che ormai, per tua sfortuna, sono pazzo di te” mi rispose lui dolcemente, baciandomi fra i capelli.
Mi lasciai accarezzare dalle sue dita sottili, mentre ogni timore spariva dal mio cuore e tornavo ad essere in pace col mondo, ignara che sarebbe durata poco.
“E come hai conosciuto Carlo?” domandai dopo un po’, incuriosita dal legame tanto profondo che esisteva fra i due.
L’aria si gelò nuovamente, per l’ennesima volta ero riuscita ad incupirlo rivangando il suo passato a me ignaro.
Sospirò, arrendendosi per la prima volta ad una mia domanda inopportuna.
“In orfanotrofio” disse in un sussurro, a denti stretti.
Mi alzai di botto a sedere, come se mi avesse punto con uno spillo, e lo guardai dritto negli occhi, sconvolta.
“C-co-come?” balbettai, sbattendo freneticamente le ciglia.
Mi tirò con forza a sé, facendomi tornare alla posizione di prima e stringendomi ancor di più.
“Giulia, sei la prima a cui racconto tutto questo, nemmeno Carlo conosce per intero la mia storia. Ho cercato in tutti i modi di cancellarla dalla mia mente in un modo o nell’altro, ma niente, è come una cicatrice sul volto: la vedo in me ogni volta che la mia immagine viene riflessa.”
Ricambiai con dolcezza il suo abbraccio, baciandogli con delicatezza il petto, un po’ commossa dalla sua affermazione.
“Fidati di me, Andrea. Ti ascolto” gli sussurrai con le labbra ancora sulla sua pelle.
Lui prese ad accarezzarmi i capelli con un gesto continuo e monotono, prima di iniziare a raccontarmi la sua storia.

20 commenti:

  1. Chebbello ** emozionante, coinvolgente <3

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    1. Oddio, l'hai proprio divorato! ah ah ah ah, ti ringrazio davvero di cuore, bella!

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  2. mmm... sempre più intrigante e misterioso...

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  3. Vi avverto che a breve conoscerete l'immensa dolcezza di Andrea :3

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  4. Meraviglioso *w*

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  5. Spero che tu possa goderti tutto l'amore che questo ragazzo riesce a darti.

    Ti rispondo al commento che mi hai lasciato,
    ad ognuno le proprie cose.
    No, non sono magra e no, non sono perfetta anzi..
    Mi sento come te ogni volta che vedo ragazze con su 43/44kg, quindi ti capisco benissimo.

    Buona fortuna.

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    1. ehilà, inizio scusandomi per ieri, perchè mi sono lasciata trasportare dallo sclero momentaneo.
      Ognuno ha il suo modo di pensare, come ti ho già detto ieri penso che il tuo comportamento sia un po' esagerato e, permettimi, un po' dannoso a te stessa.

      Ti ringrazio ancora per la gentilezza che hai dimostrato.

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    2. Non preoccuparti,
      come ho scritto, non me la sono presa,
      però ci sono anzi c'ero rimasta un attimo..
      Comunque una persona non può essere
      amorevole e carina tutti i giorni, voglio dire...è abbastanza tranquilla, non dovresti neanche scusarti..

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  6. stupendo jenny *-* bellissimissimissimo <3

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  7. Grazie a tutti, miei splendori :)

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  8. Questo capitolo l'ho divorato e credo faccia capire nel meglio dei modi come riesci a emozionare e soprattutto tenere sulle spine, cosa che non è da tutti.

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  9. Bellissimoo!!! :D Adesso xò sono curiosa per la storia di Andreaa!!! Cmnq fantastico ed emozionante! :D

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  10. oddio! è bellissimo! <3 <3 continua!! sei bravissima!(mi si è rotto il pc e uso quello di un'amica quando posso..quindi scusa se l'ho letto solo ora, sempre ke ti interessi ihih) <3 <3 appena potrò spero di leggere il prossimo!!

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    1. Ma certo che mi importa, per me la presenza di ognuno di voi è importantissima e sapere che addirittura usi il pc di una tua amica per leggermi mi rende felicissima :)
      grazie <3

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  11. Meraviglioso, come sempre! L'ho detto che hai più ispirazione da quando sei qui:)

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    1. molta, e di do ragionissima anche se non so perchè è così xD

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