giovedì

Carpe diem; cogli l'attimo. Capitolo undici.





Capitolo undici.

-          Eravamo insieme, tutto il resto del tempo l’ho scordato. - 
W. Whitman.

La pioggia scendeva ormai a secchi da quel cielo buio, calda e appiccicaticcia tipica degli acquazzoni estivi; ma noi non ci muovevamo da là, intrappolati in una dimensione parallela dalla foga di quel bacio improvvisato.
Il cielo poteva anche caderci addosso, noi non ci saremmo divisi; eravamo diventati come due pezzi di carta che una volta bagnati ne formano uno solo.
Per quale folle logica agisce la mente umana, che prima ti porta ad abbozzare un addio a chi non vorresti lasciare, e poi ti abbandona, lasciandoti inerme con le conseguenze di quel gesto sofferto; lascia che tu venga attratta inevitabilmente come un pezzo di alluminio a una calamita a ciò che hai a malincuore abbandonato. No, tentato di abbandonare.
E così, mentre io mi perdevo in pensieri un po’ meno filosofici di questi –quali, ad esempio, il verso di rotazione della mia lingua- , Andrea cercò a tentoni di trascinarmi dentro casa, tenendo un braccio ben saldo dietro alla mia schiena.
Oltrepassammo la porta d’ingresso, quasi inciampando l’uno sull’altro mentre salivamo quel piccolo gradino.
Lui la chiuse subito alle sue spalle, in un gesto totalmente naturale, per poi continuare a baciarmi con foga sul collo.
Mi scontrò quasi con forza contro al materiale freddo del portone, tirando velocemente giù la zip della felpa e quasi strappandomela di dosso.
Sentivo il suo petto caldo avvolgere il mio, freddo e bagnato per via della pioggia, e i nostri cuori battere costantemente ed insistentemente all’unisono, mentre mi baciava imperterrito.
Forse stavo facendo la cosa sbagliata cedendo alla mia curiosità, che martellava insistentemente con la sua vocina contro la limitata possibilità che quella strana relazione potesse andare bene. Forse avrei dovuto fermarmi, fare
retro front per l’ennesima volta e troncare il mio rapporto con lui. Forse. O forse stavo semplicemente diventando dipendente dai forse, dipendente dai dubbi che la mia stessa mente folle creava in quantità industriali.
Andrea, che certamente non si stava interrogando sui miei stessi perché, continuava a gustare avidamente il sapore della pelle del mio collo, mentre con una mano sfilava abilmente anche il mio vestitino da spiaggia, che in pochi secondi si ritrovò inerme su una parte della moquette grigia di quel corridoio.
Accarezzò con la sua mano liscia e calda il profilo della mia schiena, percorrendo lentamente con il dorso dell’indice la mia spina dorsale, poi sciolse senza ostentare il laccetto sottile del mio bikini che, attratto da una particolarmente forte forza di gravità, precipitò in terrà ai nostri piedi.
La sua bocca passò velocemente in corrispondenza del mio seno, inondandomi con il suo respiro pesante di una forte sensazione di calore al petto.
Era quello forse l’amore da cui continuavo a scappare? Era da quelle non troppo forti braccia che ora mi sollevavano dolcemente da terra e mi portavano in camera da letto che fuggivo da una vita? O da quelle presuntuose labbra che adesso frugavano fra le mie intimità?
Chissà se in quel momento Andrea potesse solo immaginare cosa passava per la mia mente, mentre mi concedevo a lui fra un gemito di piacere ed un bacio sulle labbra. Chissà se mai avrebbe potuto sapere che mentre entrava in me con quella delicata passione i ricordi non troppo lieti della mia prima volta affioravano nella mia testa.

Era il 16 dicembre del 2008, un giorno particolarmente freddo di quell’anno bisestile. Dicono che gli anni di quel tipo siano particolarmente sfortunati, e per certi versi per me, ingenua sedicenne di secondo anno, lo fu, perché il caso mi portò ad infatuarmi totalmente di quel Francesco De Angelis, l’anticonformista e ribelle rappresentante d’istituto di quinto anno che di anticonformista e ribelle si rivelò avere ben poco.
La neve cadeva a fiocchi da quel cielo terso, cosa alquanto singolare per il mio paesino, e in tutta la scuola aleggiava un’aria frizzante e festosa, tipica di quell’atmosfera pre-natalizia.
Ci trovavamo in auditorium, insieme ad altri ragazzi del corso di teatro, ad improvvisare uno spettacolo divertente per la festa di Natale, il solito sketch comico che termina con gli auguri da parte di tutto il gruppo teatrale e dei prof.
De Angelis, sempre pronto a prendere l’iniziativa di tutto –tranne che con me, fino a quel giorno- decise che per la scenografia avremmo dovuto costruire delle casette di cartone, per ambientare la vicenda fra le vie di Leni, e che, casualità, a costruirle saremmo stati io e lui.
Dicendo, a me e agli altri, che serviva del colore, mi trascinò con lui nel ripostiglio dei bidelli, del quale, essendo rappresentante, aveva le chiavi.
“Sicuro che qua ci sia?” domandai ingenuamente, un po’ emozionata dalla sua presenza vicino a me.
“No, ma qua c’è di meglio” rispose lui, riciclando pure a me quella frase da play boy che quell’anno usò con metà scuola.
Mi rubò un bacio, poi due, poi si impossessò brutalmente della mia verginità, per poi portare via con sé il mio ultimo briciolo di dignità e la fiducia negli uomini.
Ovviamente, una volta sfogate le sue voglie, mi liquidò in quattro e quattr’otto, invitandomi con fare fintamente galante a non dire a nessuno quanto accaduto fra quelle mensole impolverate.

Andrea era il primo uomo a cui mi donavo dopo quella volta, che pensavo avesse già impresso la parola fine nel capitolo “uomini” della mia vita.
Ed invece eccomi la, distesa su quel candido letto a lasciarmi amare da un altro uomo, l’uomo che era riuscito a farmi voltare pagina col mio passato, l'uomo che adesso mi stava aiutando a guarire dalla mia intolleranza all'amore.

10 commenti:

  1. :D Eccomi!
    Bel blog. Un baciotto da Chiara C.

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    1. Grazie mille Chiara (sei la prima che commenta, posso dirti che ti amo, vero?)

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  2. hey bella spero che ti ricordi di me XD bella pagina mi piace molto come e' uscita fuori aspetto il 12 <3

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    1. Ehi milena, ti ringrazio davvero di cuore, mi fa piacere che il blog ti piaccia :)
      Non appena pubblicherò il 12 lo dirò sulla pagina Facebook, così che lo possiate vedere meglio :)

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    2. Che sei brava già lo sai, che dire, vai avanti; non saprei immaginare in modo migliore un proseguimento per la storia, lascio a te il compito di andare avanti, per me e per le 362538487 persone che ti seguono o seguiranno.
      Sei brava! (è una ripetizione, ma per te era il caso di farla. u.u)

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    3. Simona sei un amore, davvero :3
      Mi odierete presto per colpa di questa storia, sappiatelo xD

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  3. Risposte
    1. Alessia, mi sento onorata da questa tua affermazione :3

      grazie <3

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  4. brutto dire che ricorda un pò me:( brava cmq ...

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