martedì

Carpe diem; cogli l'attimo. Capitolo tredici.


Capitolo tredici.

Quella notte non presi sonno facilmente, dovetti prima aspettare che il fracasso di pensieri nella mia testa si sedasse.
Sentivo gli occhi di Andrea puntati addosso, scrutare attenti i miei lineamenti mentre pensava dormissi abbracciata al cuscino e soffermarsi di tanto in tanto sulla mia schiena nuda, sentivo la sua mano calda che sfiorava appena le rotondità del mio viso e il suo respiro farsi via via sempre più leggero; ma l’unica cosa che seriamente desideravo di sentire mi era inaccessibile: i suoi pensieri.
Chissà cosa aveva potuto pensare di me appena l’avevo chiamato impropriamente “amore”.
Semplice, avrà pensato che sono solo una ragazzina dalle idee confuse, il che è anche vero dopotutto; solo che lui non aveva idea di fino a che punto potessero essere confuse le mie idee.
Quell’inappropriato nomignolo non era uscito dalle mie labbra con l’intenzione di lasciargli intendere che per lui provavo quel sentimento troppo prematuro, ma era nato, come si suol dire,  dalla situazione. Quella parola mi era uscita dalla bocca troppo alla leggera, solo perché mi era sembrato carino chiamarlo così dopo aver fatto l’amore.
E poi si, come potevo dormire col pensiero di quella notte meravigliosa che martellava nella mia testa?
Avevo appena fatto la follia più grossa della mia vita e ne ero consapevole, ma non riuscivo a pentirmi della mia scelta; dopotutto, cosa può esserci di male in qualcosa che ti fa stare tanto bene?
Mi svegliai un po’ intontita la mattina dopo, con diversi dolori muscolari dovuti al piacevole sforzo fisico della notte precedente e anche conseguenza del fatto che ero andata a dormire totalmente bagnata e nuda.
Schiusi gli occhi solo dopo un po’ da quando avevo perso il sonno, li strofinai con le mani chiuse in un pugnetto e li aprii lentamente, sbattendo le ciglia più volte per mettere a fuoco l’immagine che avevo davanti.
Lui era al mio fianco, proprio davanti a me, si reggeva su con un gomito affondato sul cuscino, con gli occhi fissi su chissà quale particolare del mio viso, i capelli scuri più scompigliati del solito ed un espressione spensierata in volto.
“Buongiorno” mi sussurrò piano con voce roca e mattutina, accarezzandomi appena il viso con la nocca dell’indice.
Lo guardai un attimo, notando poi per la prima volta il leggero lenzuolo che copriva il suo corpo nudo e che aveva amorevolmente messo anche addosso al mio, probabilmente preoccupato per la mia salute.
Non potendone fare a meno, sorrisi quasi senza pensarci, mettendomi a pancia in su e stiracchiandomi.
“Uhmmm, buongiorno anche a te” risposi, facendo seguire le mie parole da un sonoro sbadiglio.
Lui rise appena, allargando ancora un po’ quel radioso sorriso che padroneggiava sul suo viso. Si tirò su a sedere, attento a tenere nascosto con il lenzuolo -forse per pudore, o forse per rispetto- ciò che ormai per me non era un segreto, e si appoggiò con la schiena contro alla testata del letto.
Rotolai nuovamente su di un fianco, per poi mettermi a pancia in giù e appoggiare il mio viso sul suo ventre, che lui non perse tempo ad accarezzare dolcemente.
“Ti devo delle spiegazioni, vero?” domandai a malincuore, consapevole delle mille domande che frullavano nella sua mente.
“Non ne ho di bisogno” mi rispose lui, sereno.
Mi stupì con questa sua risposta, ma mi stupirono ancora di più i suoi occhi che, una volta che mi fui sollevata sui gomiti e che il mio sguardo ebbe incontrato il suo, esprimevano tutta la sua sincerità e la sua tranquillità.
“Non credo che il mio comportamento ti sia sembrato fra i più normali, dopotutto. Insomma, una ragazza che prima ti dice addio senza darti alcuna spiegazione e poi si mette a correre sotto alla pioggia per raggiungere la tua casa e saltarti addosso… beh, non credo di esserti sembrata una con tutte le rotelle a posto.” sentenziai io, mangiandomi quasi le parole e prendendo a gesticolare come una matta.
Lui scoppiò amorevolmente a ridere, ancora una volta, poi mi prese il mento fra due dita e mi baciò sulle labbra.
“Non mi importa cosa tu possa dirmi adesso, cercando di spiegarmi il tuo comportamento. Il tuo corpo si è già spiegato abbastanza bene” si limitò a dire lui, alludendo palesemente alla notte trascorsa assieme.
Arrossii, sbrigandomi a deviare lo sguardo e a guardare altrove.
Spostai i capelli da un lato, arricciandoli con le dita e raggruppandoli all’altezza delle mie guance, com’ero solita fare quando volevo nascondere il rossore del mio viso.
Lui percorse con l’indice il profilo della mia spalla nuda, guardandone ammaliato il profilo.
“Non me ne ero ancora accorto, hai le lentiggini sulle spalle. “constatò lui attento, quasi incantato da quel piccolo odioso dettaglio del mio corpo che mai nessun’altro aveva ancora notato.
“E la tua pelle si è già abbronzata” aggiunse in un sussurro, avvicinando le sue labbra morbide al mio collo per assaporarla.
Un brivido mi percorse la schiena, facendo vibrare sia il mio corpo dalla testa ai piedi che il mio cuore, che da dentro al mio petto urlava il suo benessere.
Andrea, attento, se ne accorse subito e sorrise, probabilmente soddisfatto dell’effetto che aveva su di me, e si staccò da me.
Si mise a sedere sul bordo del letto, togliendosi inevitabilmente il lenzuolo di dosso e scoprendo la sua virilità, prese un paio di boxer neri dalla cassettiera accanto al letto e li indossò svelto, per poi alzarsi dal letto e sgranchirsi la schiena.
Io feci per imitarlo, ma mi accorsi che gran parte della mia biancheria era sparsa per tutta la casa, quindi avvolsi il mio corpo col lenzuolo bianco e lo guardai con espressione interrogativa.
“Io vado a preparare la colazione, tu prendi pure una mia maglia da quell’armadio” disse lui, indicando il mobile dalla parte opposta della camera.
Una volta che Andrea ebbe abbandonato la camera, mi stesi nuovamente sul letto, acciuffai il cuscino di Andrea e lo strinsi con forza fra le braccia per la felicità.
Nonostante i miei sentimenti per Andrea non mi fossero ancora chiari, mi sentivo pronta a rischiare, a mettermi in ballo dopo tanto tempo.
Quella notte aveva distrutto con dolcezza la corazza che mi ero letteralmente costruita addosso e finalmente aveva riacceso in me la voglia di fidarmi della gente –o almeno per ora, fidarmi di Andrea.

19 commenti:

  1. *______________* LO AMO <3 <3 <3

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  2. mi piace mi piace mi piace sei davvero brava :3 <3

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  3. E' meraviglioso! <3 Mi piace, mi piace, mi piace! <3

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  4. Ragazze, non so più come ringraziarvi, davvero, datemi delle parole adatte perchè io le ho finite <3

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  5. Oh che dolce :3 lo rendi ancora meglio scrivendo benissimo ^-^

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  6. Vi ringrazio ancora, siete sempre così gentili! :3

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  7. Fantasticoo!! Ma come fai a scrivere così bene!! :D Sei fantastica, veramente!! :) <3 non vedo l'ora di leggere il continuo!! :D

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  8. Sono onorata dal fatto che vi piace, grazie :)

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    1. Veramente bello, solo una piccola imprecisione, ci sono rimasta malissimo: ''... Gli strofinai con le mani chiuse in un pugnetto...'' (Riferito agli occhi), a meno che non sia cambiata qualche regola grammaticale a mia insaputa, 'gli strofinai' sarebbe 'li strofinai'!
      Spero sia.. Un errore di distrazione (?)
      Per il resto è stupendo, scrivi veramente bene, complimenti! (:

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    2. Mea culpa, mea culpa, mea culpa.
      Mea culpa perchè, uno, quando scrivo entro in trance e, due, perchè non rileggo mai quello che pubblico perchè ho paura che non mi piaccia.
      Grazie per avermelo fatto notare, ovviamente correggo subito :)

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