giovedì

Carpe diem; cogli l'attimo. Capitolo ventitré.




Capitolo ventitré.

“Eva?” esclamò stupito Andrea, ancora sopra di me.
Portai indietro la testa, cercando di scorgere, anche se sottosopra, ciò di cui stava parlando.
Una figura slanciata si presentava imponente di fronte a noi. Lunghe gambe abbronzate sbucavano dal bianco candido di un, fin troppo piccolo, asciugamano che le fasciava il busto, da un viso altrettanto abbronzato spiccavano due sorprendenti occhi color ghiaccio e due labbra estremamente carnose, e da un altro asciugamano bianco che le avvolgeva il capo cadevano alcune ciocche di capelli color cioccolato. Era di una bellezza mozzafiato.
Mi alzai di botto, sorpresa, e cercai di darmi una sistemata alla gonna, alla maglietta e ai capelli. Non sarebbe bastato un intervento completo di chirurgia per rendermi almeno lontanamente paragonabile a quella ragazza.
“Ehmm, scusa..” feci per dire, ma fui preceduta da Andrea.
“ E tu che ci fai qui?” domandò, anche lui tirandosi su e sistemandosi la maglietta semisfilata.
“Ci abito, no?” disse lei, diffondendo la sua voce calda e melodica lungo tutta la stanza.
“Giulia, ma questa non è casa tua, scusa?” mi chiede Andrea, perplesso.
“Infatti, e sinceramente non capisco cosa ci faccia qui.”
“Sei una delle altre due coinquiline?” mi domandò, scrutandomi da cima a fondo con aria amichevole.
“Esatto.” mi limitai a dire, un po’ colta all’improvviso dal suo arrivo.
Annuì in maniera superficiale, riportando la sua attenzione su Andrea.
“Oh Andrea, ma quanto tempo è passato!” esclamò euforica, saltellandogli intorno come un cagnolino.
Improvvisamente lo abbracciò, serrando le sue esili braccia attorno al collo del mio amato e affondando la testa sulla sua spalla.
Guardai la scena sbalordita, non riuscendo a trattenere la mia bocca che lentamente si apriva sempre più.
Andrea ricambiò goffamente l’abbraccio, guardandomi con aria smarrita e da vittima, le diede una pacca amichevole sulla spalla e la allontanò da sé.
“Non sei proprio cambiata eh?” le disse, alludendo forse alla sua calorosità.
In quell’istante il mio viso si infiammò di rabbia
“Dobbiamo parlare di così tante cose!” esclamò lei.
“Forse però è meglio che prima ti metti qualcosa addosso, o ti prenderai un accidenti.” la interruppe lui, ironico.
La ragazza annuì, mostrando finto imbarazzo.
“Oh scusami, è che sono appena tornata da una lunga vacanza in America e non ho resistito dal farmi subito una bella doccia fredda. Vado e torno eh, non scappare!” disse, si lasciò scappare un risolino e uscì dalla stanza con passi lunghi e sensuali.
Mi voltai di scatto a guardare Andrea, che si grattava dietro la testa impacciato.
“Ma chi cazzo è questa? E che le passa per la terra?” domandai, furibonda.
“E’ una mia vecchia compagna del liceo, Eva, ed è la svampita di sempre. Non essere gelosa, amore.”
“Non essere gelosa un cavolo, Andrea! Hai visto come ti si è gettata al collo, improponibile. Arriva qua mezza nuda e ti si avvinghia come un polpo, come se normale per lei.”
“Amore Eva è così, si comporta, se non è, come una troia. Non è una novità.”
“Cosa intendi dire con Non è una novità?” domandai, un po’ stordita dal fatto che mi stesse chiamando amore con tale frequenza.
“Lascia stare, Giulia. Eva ha cercato di sedurmi dal primo giorno di liceo, con ogni maniera possibile e immaginabile; ma è roba vecchia ormai.”
“Non siete andati mica a letto insieme, vero?” domandai, improvvisamente terrorizzata di dover competere con quella femme fatale.
Andrea guardò in aria, passandosi nervosamente una mano fra i capelli e facendo roteare la testa.
“Rispondi.” ordinai, anche se già avevo intuito la sua risposta.
“Un paio di volte, forse qualcuna di più. Ma che importa adesso? L’ho avuta, si, ma è stato almeno due anni fa. Ora non mi importa nulla di lei, e ad essere sincero non mi è mai importato. Era solo scopare, nulla di più.”
Stavo per replicare, per tempestarlo di domande riguardanti questa brutta faccenda,  ma l’avanzare impetuoso dei passi di Eva mi paralizzò.
“Dicevamo?” disse con voce profonda e sensuale, tornando in camera con un succinto vestitino di jeans che metteva ancora più in mostra il suo fisico statuario.
“Eva scusa, stavo giusto per andare.” improvvisò Andrea, forse spiazzato dalla situazione.
“Ma dai, non ci vediamo da più di un anno e scappi così? Dai siediti, raccontami cosa hai fatto in tutto questo tempo” insisté lei, accovacciandosi sul bracciolo del divano e accavallando le lunghe gambe.
Andrea guardò me in cerca di sostegno, indeciso su cosa fare; io però alzai gli occhi al cielo, mostrando un evidente fastidio. Infine lui, nell’incertezza più totale, mi afferrò per il polso e mi fece sedere accanto a lui.
“Sei ancora fissato con la fotografia?” gli domandò lei, cercando di non mostrare il suo evidente fastidio nel vedere la sua mano stretta alla mia.
“Si, a metà settembre inizierò un corso di formazione professionale” le rispose impacciato “Con lei” aggiunse, guardandomi.
“Devo ancora ricevere la lettera di risposta io però, a te l’hanno già inviata” puntualizzai.
“Questione di giorni.” tagliò corto lui.
“Oh, allora quando diventerai un professionista poserò per te. Sono già una modella molto ricercata dai piccoli marchi di abbigliamento locale. La mia faccia è su un catalogo si ed uno no.” sghignazzò, ricatapultando la discussione su di sé.
Passammo dieci minuti a chiacchierare, o meglio, a sentire Eva parlare di se stessa, poi Andrea, con molta nonchalance, si alzò dal divano e, dopo aver detto che ora doveva proprio andare a casa, mi trascinò fino alla porta.
“Ci sentiamo per telefono, non so se stasera possiamo vederci. Sai, dovrei aiutare Carlo anche questa settimana.” mi disse, mentre con infinita dolcezza mi cingeva per i fianchi. “Avrei voluto stare ancora un po’ solo con te, Giulia. Peccato.”
“Come se ti fosse dispiaciuto stare con quella “Eva gambe-lunghe” risposi, fredda.
Lui rise fragorosamente. “Eva gambe-lunghe? Le hai già dato un soprannome?” disse divertito.
Lo guardai imbronciata, ancora fortemente demotivata dalla presenza di quella donna nelle nostre vita.
Lui, probabilmente, lo capì e mi strinse a sé, appoggiando la mia testa sul suo petto ed accarezzandomi i capelli.
“Non mi piacciono le gambe lunghe, sai? A me piacciono le tue” sussurrò, accarezzando le mie gambe nude con le dita e rubandomi un bacio sulla fronte.
“Ci vediamo sabato prossimo, piccolina” disse piano, baciandomi poi le labbra con amore.
Ricambiai il saluto, tenendolo tutto per me ancora un po’; poi però lo lasciai andare, pronta a tornare dalla mia nuova coinquilina.
“Vado in camera mia se non ti spiace, ho questi vestiti da ieri sera e vorrei mettermi comoda.” le dissi, cercando si essere cortese.
“Ho messo le mie cose nella tua camera e spostato le tue nell’altra. Ho bisogno di luce nella mia stanza” tagliò corto lei, con tono di sfida. “Mi sorprende che ancora ci siano ragazze che scrivono frasi così sdolcinate nel proprio album di foto”
Era l’inizio di una guerra, che non so a cosa avrebbe portato.
-Eva gambe-lunge- pensai –non avrai vita facile qui, stanne certa.-

7 commenti:

  1. già adoro il nuovo capitolo e odio qella Eva!!! ma che diavolo vuole quella!! che faccia tosta... quelle come lei proprio non le sopporto -.-!!

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    1. Eva è un personaggio interessante, vederete.

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    2. non vedo l'ora di farmi sorprendere allora! ;)

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  2. è meravigliosoo *w* non vedo l'ora esca l'altro capitolo!:33

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  3. bello bello bello!!! che tenero Andrea!! non vedo l'ora di leggere il prossimo!!

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